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I motivi assurdi con cui Franco censurava la musica in Spagna

In Spagna solo quarant’anni fa c’era una dittatura di stampo fascista, in cui la censura veniva largamente utilizzata: subito dopo che il generale Franco salì al potere, nel 1939, molti libri, giornali, trasmissioni radiofoniche, opere teatrali e attività culturali vennero proibiti; nel 1960, l’esplosione della musica pop in Inghilterra e negli Stati Uniti, tra gli altri, portò una notevole mole di lavoro ai censori che operavano per conto del regime: fino al 1977, questi ultimi vietarono la distribuzione di oltre quattromila canzoni, a causa dei loro contenuti ritenuti a sfondo sessuale, blasfemi o sovversivi a livello politico.

Una mostra a Barcellona, Vibracions Prohibides, documenta le giustificazioni grottesche fornite dai censori per proibire la diffusione di alcuni brani musicali sul territorio spagnolo. Il titolo dell’esposizione, aperta fino al 28 agosto, è un hat tip al pezzo “Good Vibrations” dei Beach Boys, censurato per il seguente motivo: «Il testo è stato scritto da un gruppo di tossicodipendenti statunitensi la cui filosofia di vita si basa sul sesso; le vibrazioni di cui parla il brano si riferiscono evidentemente all’orgasmo. La canzone potrebbe portare molti giovani spagnoli a ballare in modo osceno, per questo non dovrebbe essere autorizzata la sua distribuzione».

Franco Spagna Censura

Durante il regime venne proibito, tra gli altri, anche il pezzo “Donna” degli Hair, in cui si sente dire «c’era una vergine sedicenne», perché presupponeva, secondo i censori, che ci fossero poche ragazze vergini in giro. Chi valutava se un brano poteva essere distribuito o meno spesso non conosceva l’inglese, ed è per questa ragione che “Just Like a Woman” di Bob Dylan venne scambiata per una canzone a tema omosessuale. Anche “Waiting for the Man” dei Velvet Underground, che tratta di droga, fu mal interpretata nello stesso senso: i funzionari franchisti si convinsero che parlasse di una ragazza che aspetta il suo fidanzato. Invece “Heroin”, paradossalmente, non è stata vietata in quanto inno alla droga, ma per un “foiking” (Lou Reed canta in realtà «for the kingdom»): «Non riesco a trovare questa parola nei dizionari: credo sia un errore ortografico di “fucking”, per questo dev’essere proibita», annotò un uomo della censura spagnola.

Anche il ricorso a immagini religiose era fonte di sospetti: in “American Pie” Don McLean si riferisce a «il padre, il figlio e lo Spirito Santo», lamentandosi della perdita dei musicisti Buddy Holly, Ritchie Valens e The Big Bopper in un incidente aereo, ma in ogni caso la versione spagnola del pezzo è stata privata della citazione. Anche brani pacifisti, come “We Shall Not Be Moved” di Joan Baez e “Ohio” dei Crosby, Stills, Nash and Young, vennero proibiti, così come “The Ballad of John and Yoko” dei Beatles, quest’ultimo censurato perché parlava del matrimonio della coppia a Gibilterra nel momento in cui Franco rivendicava la sovranità sulla Rocca.

In testata: la statua di Francisco Franco nel comune di Ponteareas, in Spagna. Nel testo: la statua di Francisco Franco nel comune di Ponteareas, in Spagna, mentre viene rimossa (Miguel Riopa/Getty Images).
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