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È normale che uno scrittore non abbia voglia di scrivere?

The Blunt Instrument è una specie di posta del cuore per scrittori. C’è un indirizzo mail al quale è possibile inviare richieste riguardanti i problemi della propria relazione con la scrittura, e contare sulla risposta di un’anima saggia e gentile, tale Elisa Gabbert. La scrittrice problematica di questa puntata è angosciata dal fatto di non aver quasi mai voglia di scrivere (soprattutto in confronto al suo ex, che invece è uno di quelli metodici, che scrive spesso e volentieri) e dunque si chiede: sono una vera scrittrice anche se non scrivo da un anno? La risposta che riceve è un vero e proprio mini-manuale di scrittura creativa, un kit di pronto intervento in grado di scaldare il cuore a qualsiasi artista in dubbio e in difficoltà.

Innanzitutto, risponde Gabbert, la distinzione tra “vero scrittore” e “non vero scrittore” non ha molto senso, e per rendere chiaro il concetto afferma: «se scrivi qualche volta invece che mai, sei un vero scrittore». Il fatto che per diventare scrittori sia necessario scrivere ogni giorno, poi, è una cazzata: lo fa solo chi può permetterselo e non ha bisogno di lavorare full-time. È normale e sano, dunque, che chi abbia qualcosa di più urgente da fare si metta a scrivere quando può e quando vuole. Nemmeno è scontato che tutti trovino piacere nel riempire le pagine: Dorothy Parker diceva «Odio scrivere ma adoro avere scritto». C’è chi ama scrivere e chi invece lo trova stressante. Questo non ha nulla a che fare con la qualità del risultato. Inoltre anche non scrivere ha i suoi lati positivi: più tempo per leggere, vivere esperienze reali, pensare ai propri progetti da una certa distanza. La risposta si conclude con una fantastica citazione del critico d’arte Jerry Saltz: «Se non suoni il saxofono per un anno, diventerai di un anno migliore». Allo scrittore frustrato, allora, non resta che continuare a non scrivere, e dopo un po’ ricominciare e godersi i risultati, alla faccia degli ex prolifici.

 

Foto Getty

 

 

 

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