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Le nuove scarpe di Adidas si possono “sciogliere” a fine uso

Adidas, spiega la versione americana di Wired, produce più di 300 milioni di prodotti l’anno, la maggior parte dei quali è composto da polimeri come la termoplastica e il poliuretano; alcuni di questi materiali sono riciclabili, ma anche quelli che lo sono hanno bisogno di combustibili fossili per essere creati. È per questo che il brand ha iniziato a guardarsi intorno, e con l’intento di «avere un effetto neutrale sull’ambiente» – con le parole del global creative director James Carnes – ha trovato AMSilk, un’azienda tedesca che produce un tipo di bioseta sintetica chiamata Biosteel, un materiale biodegradabile ma forte e flessibile.

Dalla partnership nata fra i due marchi tedeschi sono nate le Adidas Futurecraft Biofabric, scarpe running a impatto ambientale neutro presentate alla Biofabricate conference di New York. La scarpa, di colore dorato, secondo Adidas è il 15% più leggera di quanto peserebbe un equivalente in polimeri della plastica. AMSilk produce il suo tessuto facendo fermentare batteri geneticamente modificati, e poi creando un sostrato in polvere che poi viene intessuto attorno a un gomitolo.

© adidas Group (photographer: Hannah Hlavacek)

La novità più rilevante, però, è la seguente: dopo due anni di «utilizzo ad alto impatto», le Futurecraft Biofabric possono essere disciolte con una soluzione che Adidas venderà insieme al prodotto, in piccoli pacchetti. Si tratta di una sfida soprattutto di marketing: quale sportivo comprerà una scarpa fatta per disintegrarsi da sé? Per ora il nuovo prodotto è un prototipo, ma il brand tedesco stima di poterlo commercializzare entro un anno.

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