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23:36 martedì 9 giugno 2026
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.
Il nuovo disco degli Xiu Xiu è un “adattamento musicale” di Eraserhead di David Lynch Dopo aver dedicato un disco a Twin Peaks, la band ne fa uno tutto incentro sull'opera prima di Lynch. Esce il 10 luglio, si intitola Eraserhead Xiu Xiu.
I Mondiali negli Stati Uniti stanno avendo un grosso problema con i permessi di soggiorno e i controlli agli aeroporti Visti negati a calciatori e arbitri, controlli severissimi, tifosi che scoprono all'improvviso di non poter più entrare negli Usa. Senza che ci sia una spiegazione ufficiale.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.

Chi ama la crisi

Mentre il Paese è sull'orlo del collasso, c'è chi sa sfruttare la recessione: qualche esempio

31 Luglio 2012

Atene –

Dalla collina che sovrasta Keratsini, l’area commerciale del porto del Pireo, si vede un’immensa spianata di cemento. È sempre occupata, in tutta la sua ampiezza, da centinaia di container metallici. All’interno ci sono cibi, bevande, mobili, metalli. Qualsiasi cosa, qualsiasi merce. A volte vengono imbarcati, altre scaricati. A gestire le operazioni ci sono sempre e comunque i dipendenti di Cosco.
Cosco è una grossa compagnia cinese, tra le protagoniste del mercato mondiale dei trasporti marittimi. Nel 2009, grazie alle privatizzazioni degli asset pubblici imposte all’allora governo Papandreou da Bruxelles, Banca centrale europea e Fondo monetario, s’è presa in affitto una parte dell’area di Keratsini. Prima e dopo la firma dell’intesa, che permette a Cosco la gestione di alcuni moli per trentacinque anni, in cambio di cinque miliardi di euro, i sindacati di Atene hanno protestato vivacemente, denunciando l’esportazione in terra ellenica del modello cinese del lavoro: poche garanzie e buste paga leggere. La stampa ha spiegato, invece, che il radicamento di Cosco al Pireo è stato solo il primo passo di un processo di colonizzazione che porterà il Mediterraneo, tempo qualche anno, a parlare cinese.
Vedremo. Finora, tuttavia, la certezza sono i numeri. Che dicono che Cosco si sta ripagando più che bene l’investimento. Nei primi quattro mesi del 2012 il traffico, a Keratsini, è aumentato del 154%. Grosso risultato. Tant’è che Wang Xingu, managing director di Cosco, ha affermato che alla sua azienda, che la Grecia resti nell’eurozona o torni alla dracma, non cambia proprio nulla: nei prossimi anni si crescerà comunque.

L’aristocrazia dei mari
Cosco è uno dei pochi soggetti che, malgrado la crisi e il crollo delle attività produttive e commerciali, nonché la contrazione del credito, riesce a fare profitti dalle parti dell’Acropoli, restando immune alle sorti del paese.
Insieme ai cinesi fanno buoni affari anche alcune potenti famiglie di armatori greci. John Coustas, con la sua Danaos Corporation, ha per esempio registrato nel 2011 utili per 13,4 milioni di dollari. È stato lo stesso Coustas a spiegare al Financial Times il motivo per cui lui e altri suoi colleghi non solo stanno a galla, ma accumulano ricchezza. «La navigazione non ha nulla a che fare con lo stato greco», ha affermato. In effetti è così. Le navi degli armatori battono spesso bandiera di altri paesi; i loro equipaggi sono fatti da gente dell’Europa dell’Est, dell’Asia e dell’Africa; i loro uffici sono a Londra e New York; i loro affari dipendono dall’economia globale e non da quella della madrepatria.
Senza contare che – questo sta addirittura scritto nella Costituzione del 1967 – gli armatori non devono nulla allo stato greco sui profitti derivanti da attività internazionali. Quando Alexis Tsipras, in campagna elettorale, ha proposto di rivisitare questa consuetudine, gli armatori hanno minacciato di portare via dalla Grecia quel poco che di greco rimane delle loro corazzate finanziarie.

Gioielli di famiglia
A differenza di Costo e degli armatori, il giro di affari dei proprietari dei banchi dei pegni è vincolato, interamente, alla Grecia e ai greci. Nel senso che questi esercizi sono iscritti ai locali registri delle imprese e hanno come clienti cittadini ellenici.
Quello dei banchi dei pegni è un fenomeno impressionante. Fino a qualche tempo fa si contavano, su tutto il territorio nazionale, sulle dita di una mano. Adesso sono centinaia. Duecento, all’incirca, sono stati messi su soltanto nel 2011, secondo i dati snocciolati qualche mese fa dal New York Times. Tutto questo fa riflettere e restituisce uno spaccato della situazione reale della Grecia. C’è gente, volendo tagliare corto, che non sa più che fare e che, allo scopo di raggranellare qualcosa, ha iniziato a vendere i gioielli di famiglia. Qualcuno ha fiutato l’occasione e s’è messo in affari.
Se doveste capitare in Grecia e passare da Atene, sappiate che molti dei banchi dei pegni sorgono nella zona di piazza Omonia, il posto più malfamato del centro storico cittadino. Nelle viuzze attorno ci sono traffici di ogni tipo. Il più gettonato è quello di migranti.

Dalla Sicilia alla Grecia
Tra chi fa i soldi ci sono proprio quei brutti ceffi che lucrano su quella povera gente che cerca, via Grecia, di rifarsi una vita nell’Europa occidentale.
Il paese ellenico è da sempre territorio di transito di migranti. Provengono, prevalentemente, dall’area mediorientale. In particolare dall’Afghanistan, dall’Iraq e dal Kurdistan turco. I trafficanti – spesso piccoli nuclei di persone e non grosse consorterie criminali – li scortano a destinazione o quanto meno provano a farlo, chiedendo in cambio una quota.
Ultimamente il business va molto bene, complici due ragioni. La prima è che lo stato greco, già debole nel contenimento del fenomeno, ha tagliato i fondi destinati alle attività di contrasto. La seconda dipende dal fatto che l’aumento dei controlli sulla sponda meridionale del Mediterraneo ha ridisegnato le rotte delle migrazioni dall’Africa. Non si sbarca più in Sicilia, ma – appunto – in Grecia.

Ryanair in agguato
Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, ci spera. Ci spera, nella bancarotta della Grecia. Perché, come ha riportato il Daily Mirror a maggio, l’uscita dall’euro e il ritorno alla dracma potrebbero – questo il suo ragionamento – determinare costi molto più accessibili nelle località turistiche greche e quindi spingere considerevolmente verso l’alto il flusso turistico. Se dovesse davvero andare così, la compagnia aerea irlandese sarebbe pronta a passare alla cassa e O’Leary diverrebbe uno dei pochi eletti che riescono, con la Grecia conciata così male, a rimpinguare il conto in banca.

Foto: Flickr, pinoy_pinay

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